Come funziona il decreto flussi e cos'è il click day
In Italia l'ingresso per motivi di lavoro dei cittadini di Stati non appartenenti all'Unione Europea è rigorosamente contingentato. Uno straniero di un Paese terzo non può arrivare e regolarizzarsi sul posto: la legge richiede che l'autorizzazione al lavoro venga ottenuta prima ancora dell'ingresso nel Paese, entro una quota annuale. Questo meccanismo si chiama decreto flussi, il decreto che programma i «flussi» di ingresso per lavoro.
Ogni anno (di recente con una programmazione pluriennale, valida per più annualità) il Governo adotta un decreto in cui stabilisce quante autorizzazioni all'ingresso per lavoro saranno rilasciate, per quali categorie e da quali Paesi. Le quote sono ripartite tra i tipi di occupazione: lavoro dipendente (lavoro subordinato), lavoro stagionale (lavoro stagionale), lavoro autonomo (lavoro autonomo) e categorie previste da accordi tra Stati.
Il punto essenziale è che la quota è limitata, mentre le domande sono tradizionalmente molte più dei posti. Per questo la data di apertura ha assunto il nome informale di click day, il «giorno del clic». A un'ora precisa si apre il portale telematico del Ministero dell'Interno e i datori inviano in massa le istanze. L'esame segue il momento di arrivo, perciò le domande inoltrate anche con qualche minuto di ritardo rischiano di restare fuori dalla quota.
Chi partecipa al click day e in che modo
Un aspetto che spesso sorprende i candidati: la domanda al click day la presenta non il lavoratore, ma il datore di lavoro. È il datore italiano (un'azienda o una persona fisica, ad esempio una famiglia che assume una badante) a inoltrare la richiesta di nulla osta tramite il portale statale. In questa fase il candidato non ha un ruolo attivo. Tecnicamente:
- prima del giorno della domanda il datore si registra sul portale del Ministero dell'Interno e compila in anticipo il modulo dell'istanza (modulo) con i dati del lavoratore e i parametri del contratto;
- nel click day stabilito, all'ora esatta, il modulo viene inviato al sistema, che registra il momento di arrivo e forma una coda;
- le domande sono trattate finché non si esaurisce la quota per categoria e regione; quelle eccedenti attendono il decreto successivo.
Consiglio dell'avvocato. Preparate il fascicolo in anticipo, non nel giorno dell'apertura. Al click day il datore deve avere già il modulo compilato, il passaporto aggiornato del candidato, la prova dei redditi dell'azienda e la bozza del contratto. Ogni minuto di ritardo è un rischio concreto di restare fuori dalla quota.
Il ruolo del datore di lavoro nella procedura
Nell'assunzione regolare tramite decreto flussi il datore è la figura centrale. Senza un datore concreto, disposto ad assumere proprio voi e ad assumersi obblighi giuridici, la procedura non parte: prima esiste l'offerta e solo dopo l'ingresso. Ecco che cosa il datore deve garantire:
- una posizione lavorativa reale e la volontà di stipulare un contratto a condizioni non peggiori di quelle del contratto collettivo nazionale di settore (contratto collettivo nazionale di lavoro, CCNL);
- una capacità economica sufficiente: dimostrare che l'impresa o la famiglia dispongono di un reddito idoneo a mantenere il lavoratore;
- un alloggio idoneo, conforme ai requisiti igienico-sanitari (aspetto critico per badanti e stagionali);
- la sottoscrizione del contratto di soggiorno, con cui il datore si assume determinati impegni, tra cui, in certi casi, le spese del viaggio di ritorno del lavoratore.
Per questo l'occupazione reale, e non fittizia, è il fondamento del sistema. Lo Stato verifica l'effettività del rapporto: se l'azienda esista, se svolga attività, se non abbia violato la normativa sul lavoro. Un datore con debiti fiscali o con precedenti di assunzioni irregolari rischia il diniego.
La verifica dei servizi per l'impiego
Prima di chiamare uno straniero, in vari casi il datore deve dimostrare di non aver trovato per quella posizione un lavoratore già presente sul mercato italiano. A tal fine presenta una richiesta al centro per l'impiego (Centro per l'Impiego): se non si individua un candidato disponibile, si apre la strada all'assunzione dello straniero entro la quota.
Nulla osta al lavoro tramite lo Sportello Unico: passo per passo
Il documento centrale della procedura è il nulla osta al lavoro, l'autorizzazione all'assunzione rilasciata dallo Sportello Unico per l'Immigrazione presso la prefettura. L'espressione nulla osta significa letteralmente «nulla si oppone»: lo Stato conferma di non avere obiezioni all'ingresso dello straniero per lavorare presso un determinato datore.
Passo 1. Domanda e rilascio del nulla osta
Il datore invia la domanda telematica tramite il portale nell'ambito del decreto flussi. Se rientra nella quota, lo Sportello Unico verifica tutte le condizioni: effettività della posizione, capacità del datore, conformità della retribuzione al CCNL, disponibilità dell'alloggio. Con esito positivo viene rilasciato il nulla osta al lavoro, trasmesso in via telematica al consolato italiano nel Paese di residenza del lavoratore e posto a base del visto.
Passo 2. Il visto per lavoro (visto per lavoro)
Ottenuto il nulla osta, il lavoratore si rivolge al consolato italiano per un visto nazionale di tipo D per l'ingresso a scopo di lavoro. Il consolato verifica il passaporto e il nulla osta, poi rilascia il visto, che consente l'ingresso legale nel Paese ai fini dell'assunzione.
Passo 3. Ingresso e firma del contratto di soggiorno
Una volta in Italia, il lavoratore entro il termine stabilito (di norma 8 giorni dall'ingresso) si presenta allo Sportello Unico, dove insieme al datore firma il contratto di soggiorno e formalizza la richiesta di permesso di soggiorno e i dati per il codice fiscale.
Passo 4. Richiesta del permesso di soggiorno
Dopo la firma si compone il plico postale (kit) per la richiesta del permesso, inoltrato tramite Poste Italiane. Il lavoratore riceve l'appuntamento per il rilievo delle impronte digitali (fotosegnalamento) in questura e, poi, il permesso di soggiorno per lavoro subordinato, il documento definitivo che rende regolari soggiorno e lavoro.
Consiglio dell'avvocato. Non lasciate scadere il termine di 8 giorni per presentarvi allo Sportello Unico dopo l'ingresso. Programmate la visita subito, con passaporto e visto, l'originale del nulla osta e tutti i documenti del datore. È il passaggio più delicato della procedura.
Tipi di permesso: lavoro subordinato e stagionale
Le quote del decreto flussi si suddividono in base alla natura dell'occupazione, e dal tipo dipendono sia i documenti sia i diritti successivi del lavoratore. La distinzione più importante è tra lavoro dipendente stabile e lavoro stagionale.
Lavoro subordinato: lavoro dipendente stabile
Il lavoro subordinato è la classica occupazione dipendente con contratto a tempo indeterminato o determinato. Vi rientrano le badanti (badanti), il personale domestico (colf), gli addetti a produzione, edilizia, logistica, settore alberghiero e ristorazione. Il permesso di soggiorno per lavoro subordinato è legato alla durata del contratto, si rinnova insieme a esso e apre poi la strada al permesso di lungo periodo, il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo.
Lavoro stagionale: il lavoro a carattere stagionale
Il lavoro stagionale è destinato ai settori a marcata stagionalità, in primo luogo agricoltura (raccolta) e turismo. Il permesso stagionale dura alcuni mesi e non può superare i 9 mesi nell'arco dell'anno. Il lavoratore che ha svolto correttamente la stagione ed è rientrato nei termini ottiene una precedenza (diritto di precedenza) per la stagione successiva.
Altre categorie a quota
- Lavoro autonomo: lavoro indipendente e attività imprenditoriale, quota separata e più ristretta con requisiti propri di capitale e reddito;
- la trasformazione di permessi già in essere (studio, tirocinio, stagionale) in permesso per lavoro dipendente, cioè la conversione, con parte della quota riservata;
- le categorie previste da specifici accordi tra Stati sulla migrazione per lavoro.
Attenzione: il tipo di permesso determina non solo la natura del lavoro, ma anche le opportunità future, dal cambio di datore al ricongiungimento familiare (ricongiungimento familiare) e, in prospettiva, alla cittadinanza. Per questo la categoria va scelta con consapevolezza.
La conversione del permesso in permesso per lavoro
Il percorso verso il lavoro regolare non sempre comincia dall'estero. Una parte degli stranieri è già in Italia con un permesso di altro tipo (studio, tirocinio, lavoro stagionale) e vuole passare a un'occupazione stabile. A questo scopo esiste il meccanismo della conversione (conversione del permesso di soggiorno).
Gli scenari di conversione più diffusi sono:
- dal permesso per studio (permesso per studio): se lo studente trova un datore, il permesso può essere convertito in lavoro subordinato;
- dal permesso stagionale: il lavoratore stagionale diligente, con un'offerta di lavoro stabile, ha diritto a passare al lavoro dipendente a tempo indeterminato;
- dal tirocinio o da altri permessi particolari, alle condizioni di legge ed entro la quota riservata.
La caratteristica chiave è che la conversione, nella maggior parte dei casi, è anch'essa legata alla quota del decreto flussi. Anche se siete già regolarmente in Italia, spesso occorre «rientrare» nella riserva destinata alle conversioni, e quindi presentare la richiesta con anticipo.
Le condizioni sono simili a quelle della procedura principale: un'offerta di lavoro reale da un datore concreto, la conformità della retribuzione al CCNL, la prova della capacità del datore, un permesso precedente valido al momento della domanda. Il vantaggio è che il lavoratore è già nel Paese, possiede il codice fiscale e spesso conosce la lingua.
Consiglio dell'avvocato. Se siete arrivati per studiare e volete restare a lavorare, non aspettate l'ultimo giorno di validità del permesso per studio. Cercate per tempo un datore e preparate la conversione: un permesso scaduto o prossimo alla scadenza complica enormemente la procedura. Uno status valido al momento della domanda è decisivo.
Rischi e conseguenze del lavoro nero
La tentazione di lavorare «in nero» (lavoro nero), senza contratto e senza permesso, resta una delle trappole più pericolose per il migrante. A prima vista sembrano soldi rapidi senza burocrazia, ma le conseguenze possono essere rovinose sia per il lavoratore sia per il datore.
Per il lavoratore il lavoro irregolare significa:
- l'assenza di qualsiasi tutela giuridica: nessuna garanzia su retribuzione, malattia, ferie o indennizzo in caso di infortunio sul lavoro;
- l'impossibilità di far valere quel periodo come soggiorno e lavoro regolari, e quindi la perdita di tempo prezioso per il futuro permesso di lungo periodo o la cittadinanza;
- il rischio di un provvedimento di allontanamento e persino di un divieto di reingresso in caso di accertamento del soggiorno irregolare;
- la totale dipendenza da un datore scorretto, che può non pagare sapendo che il lavoratore teme di denunciare.
Per il datore l'assunzione senza permesso è un illecito grave: pesanti sanzioni amministrative e, con circostanze aggravanti, responsabilità penale. L'impresa scoperta a impiegare manodopera irregolare viene inoltre esclusa dalle quote del decreto flussi, perdendo il canale legale per assumere stranieri.
Perché la via regolare è sempre più conveniente
L'assunzione regolare accumula un «capitale di status»: ogni anno con un permesso di soggiorno valido e i contributi versati avvicina al soggiorno di lungo periodo, al ricongiungimento familiare e alla cittadinanza. Il lavoro irregolare questo capitale non lo dà: gli anni passano, ma giuridicamente è come se la persona nel sistema non esistesse. Se vi trovate già in questa situazione, un avvocato competente può valutare se esiste una via legale per uscire dall'ombra.
I tempi reali della procedura
La domanda che interessa tutti: quanto dura davvero il percorso dal click day alla firma del contratto? La risposta è onesta: più a lungo di quanto si vorrebbe. Termini formali e tempi reali spesso divergono, per il forte carico di lavoro su Sportello Unico, consolati e questura.
La logica indicativa dei tempi è la seguente:
- esame della domanda e rilascio del nulla osta: la legge assegna allo Sportello Unico un termine limitato (nell'ordine di 60 giorni), ma in pratica, per la coda dopo il click day, l'attesa può allungarsi;
- rilascio del visto in consolato: ricevuto il nulla osta, il consolato esamina la richiesta di visto di tipo D di norma in alcune settimane;
- presentazione allo Sportello Unico dopo l'ingresso: entro 8 giorni per firmare il contratto di soggiorno;
- rilascio del permesso vero e proprio: dall'invio del kit alla consegna della carta plastificata trascorrono spesso alcuni mesi, durante i quali la persona soggiorna regolarmente nel Paese sulla base della richiesta presentata.
In sostanza, l'orizzonte complessivo dalla domanda nel decreto flussi all'ottenimento del permesso definitivo è fatto piuttosto di mesi che di settimane. Conviene pianificare il trasferimento, le dimissioni dal lavoro precedente o il trasloco della famiglia tenendo conto di questa realtà, e non di aspettative ottimistiche.
Accelerano l'iter un fascicolo completo, la prontezza tecnica del datore al click day e l'assenza di debiti dell'azienda. Rallentano gli errori nella domanda, la retribuzione non conforme al CCNL, la carenza dei documenti sull'alloggio e il sovraccarico degli uffici nei periodi di picco. Per questo l'assistenza di un professionista esperto in ogni fase fa risparmiare non solo nervi, ma mesi reali di attesa.
Domande frequenti
Il lavoratore può presentare da solo la domanda di nulla osta?
No. La richiesta di nulla osta al lavoro nell'ambito del decreto flussi è presentata solo dal datore tramite il portale statale. Il candidato fornisce i propri dati e documenti, ma giuridicamente chi presenta l'istanza è chi assume. Senza un datore concreto la procedura non parte.
Che cosa fare se la domanda non rientra nella quota?
Le domande eccedenti la quota non vengono esaminate nel decreto in corso. Non resta che attendere il successivo decreto flussi e ripresentarsi, preparandosi meglio al click day. A volte vengono aperte quote aggiuntive o canali specifici (lavoro stagionale o conversioni), perciò conviene seguire gli avvisi ufficiali.
Si può cambiare datore di lavoro dopo l'arrivo?
Sì: dopo l'ingresso regolare e l'ottenimento del permesso di soggiorno per lavoro subordinato il lavoratore, in generale, non è «vincolato» a vita al primo datore e può cambiare lavoro conservando lo status regolare. Tuttavia l'ingresso e il primo permesso restano legati proprio al datore che ha richiesto il nulla osta.
Il lavoro stagionale conta ai fini della successiva regolarizzazione?
Una stagione svolta regolarmente dà precedenza al reingresso e, a certe condizioni, il permesso stagionale può essere convertito in permesso per lavoro dipendente stabile. La condizione principale è la correttezza: il rientro nei termini e l'assenza di violazioni costruiscono una storia positiva che lavora a vostro favore.
Serve un avvocato per la pratica del nulla osta?
La legge non obbliga a rivolgersi a un legale, ma la procedura è complessa, articolata in più fasi e sensibile a errori e termini: uno sbaglio nella domanda può costare un intero anno di attesa fino al decreto successivo. L'assistenza legale aiuta il datore a predisporre i documenti e il lavoratore ad affrontare con sicurezza tutti i passaggi, dal click day alla firma del contratto.
L'assunzione regolare in Italia non è istantanea, ma una sequenza di passaggi costruita dallo Stato: quota, domanda del datore, nulla osta, visto, contratto di soggiorno e, infine, permesso di soggiorno. È il rispetto di questa sequenza a trasformare l'intenzione di lavorare in uno status regolare solido, che apre poi la strada a un soggiorno stabile, al ricongiungimento familiare e alla cittadinanza.
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